Racconto a più mani: Capitolo Cinque
Riprendiamo finalmente con il Racconto a più mani, che in queste settimane è stato messo un pò da parte, a causa dei troppi impegni lavorativi dei nostri autori.
Speriamo che la lunga attesa sia meritatamente premiata.
Capitolo 5
Le lacrime annebbiano la vista. Ti accorgi della campagna che scorre veloce fuori dal finestrino. Non ti eri neanche accorto che eravate ripartiti. Da quanto? Dieci minuti? Mezz’ora? Le emozioni giocano brutti scherzi portandosi dietro il tempo in una folle corsa senza freni.
Freni…Senti i fischi dei freni del treno che reclamano olio perforarti le orecchie.
“Andiamo Gim”.
Una donna del tutto insignificante che manco avevi vista, si alza con il suo cappotto dal collo e polsini in pelliccia, una borsa in pelle a penzoloni e una mano che ricerca quella del bambino.
Si avviano nel corridoio, ma alla giusta distanza un volto piccolo si gira a guardarti per un’ultima volta, mentre la madre persa nella sua vita e nella sua fretta non si è neanche accorta del suo pianto.
Difficilmente si dimenticherà di te e tu lo sai.
Un groppo ti sale in gola e altre due lacrime ti scendono dagli occhi.
Il treno ora è fermo e in un nugolo di persone riesci a scorgere la coppia che si allontana, mentre nuovi volti si accalcano a salire.
Riprendi in mano il libro, hai bisogno di sprofondare da qualche parte che non sia il presente.
“Il prete si avvicina al letto del bambino, lo guarda, sorride. “Non dovresti giocare troppo, ti perdi molto di quello che succede…” Il bambino alza la testa. E’ biondo con due splendidi occhi color nocciola, che emanano uno sguardo limpido e sincero. Guarda sorridendo il prete, ma non gli risponde. Per un attimo sembra che i due si siano capiti. Poi il prete si volta e si dirige verso il tuo letto.
“Giovane… ti avevo fatto una domanda… ricordi?
Ti avevo chiesto se credi che Dio corra insieme a te.”
Appoggi il libro sulle gambe esterrefatto, mentre un brivido ti corre dal basso all’alto lungo la schiena.. Rileggi per controllare di non aver sognato quanto c’è scritto, ma è tutto uguale. Indomito e curioso riprendi a leggere.
“Ora sei qui ferito, un brutto incidente, ti toglie tempo, energia, e non ce la fai a stare sdraiato vero?”
Cerchi di rispondere ma il dolore alla gamba è troppo forte e un senso di nausea ti attanaglia, sei debole.
“Hai troppa voglia di continuare a correre…, giovane. “
“Oh, ma tutto questo poteva essere evitato… non mi credi? Guarda fuori…”
E’ l’ultima riga della pagina che stai leggendo, devi svoltarla per andare avanti, ma istintivamente alzi gli occhi e guardi oltre il finestrino.
Il treno è ripartito da quella stazione di posta al di fuori dal mondo in mezzo alla campagna, e proprio lì appoggiato a un muro giallo sbiadito, una figura nera dal suo cappello agita la mano e ti saluta. Riconosci il prete.
Sei scioccato. K.O.. Ti sembra di essere finito ai confini della realtà, e non riesci a raccapezzarti.
“Calma, stiamo calmi” pensi.
“Stava salutando qualcuno del treno, non puoi essere certo che fossi tu. E’ solo una coincidenza. Si, si, è solo una coincidenza.” Ti convinci.
Riguardi il libro, volti pagina.
Il sangue ti si ferma. Le pagine sono vuote, nessun’altra parola è tracciata su quel foglio, e su quello successivo, e su quell’altro, quell’altro ancora, fino alla fine del libro sul cartoncino rigido color marrone scuro.
“Ma porca…” esclami.
Qui c’è in gioco una gamba ferita e forse il tuo futuro, un incidente. C’è poco da parlare di coincidenze, se non lo sono, finisci in quel letto di ospedale, con il bambino, il gameboy e le infermiere vecchie. Tralasciando la conversazione del prete.
Ma dove avevi preso quel libro? Non ricordi. Qualcuno ti ha dato un po’ d’indizi, per cosa non lo sai. Ma nessuno ti ha detto come evitare di arrivare a ferirti la gamba.
Maledetto prete. Maledetti tutti!
Ti accorgi di come la mente sia partita, la paura la domina, non riesci formulare pensieri sensati e hai una voglia incredibile di evadere da questa situazione. Acqua, hai bisogno di acqua sul viso per risvegliarti.
Ti alzi. I posti davanti a te e di fianco sono vuoti. Cammini per il corridoio stando attento a non inciampare in qualche gamba che spunta. Raggiungi l’estremità del vagone, di fianco al bagno una donna dai capelli rossi e lo sguardo stanco ti osserva perplessa. Entri , apri l’acqua e te la butti sul viso, stando attento a non berne ricordandoti che non è potabile.
Va meglio, un lieve senso di freschezza invade le tue guance. Esci dal bagno e ti accorgi che il senso di stordimento è ancora dentro di te.
Raggiungi il tuo posto e ti siedi. Davanti a te sono arrivate due persone: Un signore distinto dall’abito elegante e la barba curata. Sembra un uomo d’affari.
Una donna sulla cinquantina piuttosto in carne, dalle guance paffute e da un quintale di fondotinta stratificato sul viso, ti ricorda la tua insegnante d’italiano e ti viene in mente “Vivo morto X” di Ligabue.
Infine nel posto a fianco a l tuo è seduto un vecchio un po’ malmesso dai capelli lunghi e lo sguardo trasognato. “Fatto”, pensi.
Seduto riprendi il libro, lo giri tra le mani, torni all’ultima riga, volti pagina, e ti accorgi che non è più bianca. Un senso di sollievo ti percorre, come se una speranza che sembrava morire di colpo è rinata.
Fiducioso, stordito e perplesso, riprendi a leggere.
Tags: My Life, Scrittura





Wow finalmente la storia prende quota, complimenti per questo entusiasmante capitolo
Fra
30 Apr 08 at 21:13
Grazie Fra per il tuo commento, vedrai che il seguito sarà ancora meglio!
Alessandro
30 Apr 08 at 23:28
Siete fiduciosi, ma visto che adesso toccherebbe a me, ho qualche dubbio a proposito.
admin
1 Mag 08 at 12:07